Mario Schifano - 1985 - XIII Biennale di Parigi - Parigi - 009

Fondazione MS Multistudio

LA FONDAZIONE M.S. MULTISTUDIO

La Fondazione M.S. Multistudio nasce il 13 marzo 1998 con l’intento di tutelare e conservare l’opera di Mario Schifano, attività già condotta dallo stesso Maestro negli ultimi anni della sua esistenza.

Quando, infatti, Mario Schifano si avvide delle dimensioni del fenomeno dei falsi ed i danni che esso avrebbe arrecato alla propria opera artistica ed alla propria immagine presso il pubblico, decise, con l’aiuto della Monte Titano Arte S.r.l. da tempo suo mercante di fiducia, di dar vita ad un primo nucleo dell’archivio delle opere di cui l’artista riconosceva l’autenticità.

Dopo la scomparsa di Mario Schifano, la Monte Titano decise di non vanificare i frutti della dedizione del Maestro, creando appunto la Fondazione (che all’epoca portava il nome del Maestro), ente senza scopo di lucro.

A far parte della Fondazione furono chiamati i più stretti collaboratori ed amici di Schifano, quali Renzo Colombo (segretario personale di Schifano per oltre quattordici anni) e Marcello Gianvenuti (fotografo di Mario Schifano durante tutta la carriera artistica del Maestro).

In un primo tempo partecipò alla Fondazione anche Monica De Bei, vedova del Maestro, poi uscitane per seguire la propria personale carriera.

La Fondazione ha visto riconosciuta ed affermata negli anni la propria competenza ed affidabilità, sia dalle Istituzioni che ad essa si rivolgono sicure di trovare un serio e professionale supporto, sia dal mondo dell’Arte.

Il Comitato Tecnico della Fondazione ha svolto e continua a svolgere attività periziale nei confronti dei collezionisti, dei proprietari, degli enti professionali che intendano sottoporre le opere del Maestro al suo esame. L’analisi del Comitato Tecnico si limita a opere pittoriche, disegni e fotografie con interventi pittorici. A richiesta, la Fondazione rilascia un attestato peritale di autenticità e di archiviazione presso di sé.

In tanti anni di attività la Fondazione ha creato così un imponente archivio che è stato addirittura oggetto di uno studio del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, del Medioevo e Geografico – Ambientali (DISAM) della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova sulle metodologie di catalogazione informatica.

Esso consente una rapida consultazione e localizzazione di molte delle numerose opere di Schifano.

La Fondazione, inoltre, collabora da anni con il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri e della Guardia di Finanza ed i membri del Comitato Tecnico sono spesso chiamati a fungere da Consulenti delle Procure della Repubblica di tutta Italia.

 

I CONTENZIOSI

La stima di cui la Fondazione gode, le ha però creato dei detrattori che tentano di minarne il prestigio avendo quale argomento principe quello di possedere dei legami parentali col Maestro.

La Fondazione si è vista coinvolta in una serie di procedimenti giudiziari, volti più che altro ad impedirne l’opera, con danno a quello che dovrebbe essere l’obiettivo, supremo e generale, di tutelare l’arte di Schifano.

La Fondazione ne è uscita vittoriosa, avendo dovuto unicamente rinunciare a inserire nella propria denominazione il nome del Maestro (App. Roma 3657/2010).

La Fondazione ha ottenuto, infatti, da differenti Tribunali il riconoscimento della legittimità del proprio operato, nonché la conferma di quanto ha sempre sostenuto: ossia che non vi sia un soggetto privilegiato che abbia in via esclusiva il potere di riconoscere l’autenticità o meno di un’opera del Maestro.

Il Tribunale di Roma (ord. 9 luglio 2010), adito dall’Archivio Mario Schifano, da Monica de Bei e Marco Giuseppe Schifano contro la Fondazione ha, contrariamente alle tesi dell’Archivio e degli eredi del Maestro, ben chiarito che sia la Fondazione sia l’Archivio (degli eredi) hanno il medesimo diritto a rilasciare “pareri relativi all’autenticità delle opere dell’artista e a catalogarle nei rispettivi archivi, inevitabilmente contendendosi autorevolezza ed attendibilità in proposito”.

Del resto è una considerazione di banale buon senso prima ancora di essere un principio di diritto che “non è dato comprendere il valore giuridico di una autenticazione ad opera del familiare, evidentemente estraneo alla realizzazione dell’opera (e non di rado all’intero novero degli interessi artistici del defunto” (come ha stabilito Tribunale di Milano Sezione IP 13 dicembre 2004).

Anche la più recente iniziativa giudiziaria avanzata dall’Archivio Mario Schifano e da Monica De Bei nei confronti della Fondazione avanti al Tribunale di Milano è stata integralmente rigettata con condanna alle spese di lite (Trib. Milano 5552/2014). La sentenza è stata confermata, per quasi la sua integralità, in sede di Appello (Corte d’Appello n. 1654 del 18 aprile 2017).

In particolare la Corte d’Appello ha riconosciuto la competenza della Fondazione M.S. Multistudio, “frutto della conoscenza profonda dell’attività artistica dello Schifano”; la bontà e liceità dell’attività svolta e la legittimità dello Studio Metodologico realizzato attraverso l’analisi delle schede di archiviazione delle opere del Maestro Schifano conservate presso la Fondazione stessa.

La sentenza ha, anche, ribadito che nessun valore assoluto può esser riconosciuto ai pareri rilasciati dagli eredi del Maestro e che, in generale, non è scontato che l’erede abbia una conoscenza profonda e professionale dell’opera dell’artista.

Affinché le parole qui scritte possano trovare riscontro per il lettore, si pubblicano le pronunce citate, nonché alcune perizie rese dal consulente della Procura della Repubblica del Tribunale di Rome in procedimenti penali, il quale ha rilevato che alcune opere autenticate dall’Archivio Mario Schifano risulterebbero non autentiche (Proc. Penale 17130/09; Proc. Penale 58255/08).